Premessa. Erano settimane che nell’ambiente si vociferava di mirabolanti avventure vissute in stile “il Vecchio e il Mare”, di combattimenti all’ultimo metro di lenza terminati con un nulla di fatto, di “ cappotti magistrali” ad opera di misteriosi coccodrilli marini che, a dire di tanti, avevano infestato i litorali della costa occidentale, di catture di teste di mormore e di lische di orate. Racconti di pesci possenti che, attaccati a terminali impossibili (finali dello 0,80 - 1,20), portavano a fare sci nautico esca e pescatore per poi spaccare ed allontanarsi indisturbati. Sporadiche e confuse le notizie sulle catture, un alone di mistero circondava i pochi vincitori dell’impari sfida con un avversario fino ad allora sconosciuto; la curiosità era giunta al culmine: dovevo provarci anch’io!
Era una notte buia e tempestosa……(???), il temporale estivo minacciava, e neanche troppo velatamente, acqua a secchi. Io, testardo come al solito, avevo deciso che quella era la notte giusta per tentare di svelare il mistero. La zona la conoscevo: costa sud - occidentale, l’equipaggiamento è quello solito (non ne ho altro), sull’esca poco da dire: la scelta era tra muggine e sardina con variante seppia o vivo, la macchina a posto, la luce pure: partenza! Arrivato in spiaggia tutto era come mi aspettavo, tranne il fatto che ci fossi io ed io soltanto. - Cento metri a sinistra del molo diroccato va bene pensai, non voglio allontanarmi troppo, se butta l’acqua che promette potrei trovarmi in difficoltà! Un cielo color piombo si rifletteva sul mare tingendo tutto di grigio cupo, l’acqua, immobile in modo quasi innaturale, trasmetteva sensazioni contrastanti. Giunto sul punto prescelto, un canale non molto accentuato, conficco il primo picchetto, a venti passi il secondo, poi il terzo, il quarto invece lo sposto di altri dieci passi, proprio sulla punta. - A questo punto l’amletico dilemma: Nylon o cavetto? A sentire Mario e gli altri il nylon non è sufficiente, e allora “lampo di genio” nylon (dello 0,60) nel bracciolo e cavetto (50 lb,) nel terminale. Mi metto al lavoro preparando quattro parature armate con tre ami in serie, tre le innesco con generose trance di muggine, l’ultima con una seppiolina che ingolosirebbe anche me se fossi pesce! Lanciate le esche a distanze differenti senza forzare troppo, 60 – 70 metri al massimo, aperta la frizione, mi preparo per l’attesa. Sono solo le otto di sera, il cielo è diventato un tutt’uno col mare, una unica cortina grigia che non promette nulla di buono. Non si vede quasi più, messi gli ascensori cerco un po’ di legna, il fuoco fa compagnia…... Passano due ore, tutto tace, nessun movimento sulle canne, qualche goccia d’acqua comincia a cadere accentuando quella già opprimente sensazione di solitudine che a poco a poco mi pervade. Alle 23:00 la situazione climatica non è mutata, io che non mi sento affatto a mio agio, ed il fatto che la Zoom quasi non riesca a bucare la cortina buia che mi avvolge non mi aiuta, meno male che ho il cellulare! - Pronto Ivan?! Ciao. Senti, ti va di venire in spiaggia? Si….dove anno segnalato i serra….. Portati la cerata che piove! Ok, ti aspetto…Ciao! Non faccio in tempo a chiudere la comunicazione che comincia un nubifragio, dapprima sporadiche gocce, poi sempre più intense, fino a costringermi a rifugiarmi sotto il telo di nylon. Per mezz’ora solo acqua poi gli scrosci si fanno meno intensi fino a smettere. Esco dal telo e ravvivo il fuoco, verifico le canne : - Nulla! Tutti gli ascensori sono al loro posto! Possibile che non abbiano gradito…………mah, ora controllo meglio! Comincio a recuperare la prima, risultato: neanche un morso sull’esca! La seconda anche, la terza pure e la quarta non faccio in tempo a scoprirlo, ricomincia a piovere. - Basta! Non è serata! Ora smonto e me ne vado! Tanto Ivan non sarà partito con questo tempo! Tre canne sono già smontate nella sacca, le esche finiscono intatte ad ingrassare i pesci che non vogliono abboccare, guardo con rimpianto la seppiolina………peccato!. Mentre mi avvio per smontare la quarta mi accorgo della luce che si avvicina da destra: - Oh Ivan, alla fine sei venuto per niente hai visto che tempo di……..? Trascorriamo una ventina di minuti a maledire il tempo (ed i testoni come me che vanno a pesca ugualmente) mentre in cielo si apre uno squarcio da cui si intravedono alcune stelle. Ivan esordisce: - Hai visto? Mi sa che schiarisce! Anzi a dirla tutta il meteo di Rai 3 ha parlato di miglioramento………. - Sai cosa ti dico? Dato che oramai ci siamo proviamoci, tanto peggio di così! Mi dispiace aver gettato la seppiolina, avevo solo quella! Una canna era ancora in acqua, un ‘altra la preparo in tre minuti, mentre Ivan si posiziona con due a sinistra, dopo la punta. Lancio, sistemo il segnalatore e torno verso la postazione e, mentre armeggio per preparare una terza paratura per il mio compagno, lo sento urlare: Occhio alla canna! Stà toccando……… Mi volto verso di lui, vedo l’ascensore disegnare una parabola nel buio e cadere a terra. Ho la luce spenta, non vedo la canna, sento solo la frizione dell’Emblem S che gracchia, un suono intenso, continuo come era da tanto che non sentivo. La tensione era forte, - Che faccio? Lo lascio andare o gli do la ferrata? Per un attimo il caos, l’indecisione più completa, mentre Ivan si avvicinava di corsa continuando ad urlare, la frizione si ferma, la Supercast X si raddrizza, un silenzio pesante cala sulla spiaggia buia. - Ivan: No!, Non è possibile ha rotto il cavetto! - Io: Non dire ………un cavetto da 50 libbre non si rompe così facilmente. E’ più probabile che lo abbia saldato male! Ora vediamo! Non ho fatto i due passi che mi separano che la canna ha un sussulto, uno strattone, un altro ancora, piccoli colpi di frizione. – Sta mangiando il bastardo! E lasciamolo mangiare, chissà che non gli vada di traverso……… La canna si piega violentemente, la frizione riprende continua Trrrrrrrrrrrrrrrrrrr……, dieci lunghissimi secondi con un occhio alla canna ed uno alla bobina, lenza ce n'è ancora! Ivan tace ed aspetta la mia mossa. La frizione rallenta, si ferma un secondo, ecco il momento! Sfilo la canna dal picchetto, con la sinistra stringo la frizione di qualche giro, abbasso la punta e con alcuni giri di manovella metto il filo in trazione, un colpo di reni e ferro! Sulle prime sembra non succedere nulla, tanto che penso di aver ferrato a vuoto. Ivan, con una espressione interrogativa resa ancor più buffa dalla luce delle Petzl, mi guarda e fa: Nulla?! Gli risponde il pesce che, cogliendomi alla sprovvista assesta una testata possente, costringendomi a fare tre passi verso la battigia. Non posso ripetere la lunga serie di espressioni colorite che seguirono, oltre alle altre dette in preda ad una sorta di “delirio da pesce in canna” che più volte ho riscontrato anche nei pescatori più esperti. Iniziò un lungo tiro alla fune, con fughe repentine, altrettanti recuperi, fasi di stanca e qualche salto, in cui Ivan con il guadino in mano, saltellava a destra ed a sinistra a seconda di come il pesce cambiava direzione, fungeva da capo - voga . Tira, recupera, dagli lenza, ecco che salta, erano le sue parole oppure Piano, tienilo in tensione, fallo stancare, ed alla fine, mentre rivolgeva la luce in mare, Eccolo che arriva, è bello grosso. A quel punto, una volta sentito il nodo dello shock leader entrare negli anelli, sottovalutandone le dimensioni, con uno strattone ho arenato il pesce sulla spiaggia e l’ho trascinato per alcuni metri in direzione della postazione per riporre la canna nel picchetto. Ivan era nei pressi e lo guardava, ho intravisto che gettava a terra il guadino, e che con in mano uno straccio si chinava verso il pesce. L’esclamazione fù: - Bello, davvero un bellissimo pesce! Solo quando, tenendo il cavetto con lo straccio, trascinò la nostra preda che si dibatteva, fino alla postazione mi resi conto che aveva ragione: avevamo catturato un bellissimo e combattivo esemplare di pesce serra (che a casa si rivelò pesare 5 ,300 Kg). Eravamo intenti a fare le meritate fotografie quando fui io a gridare: - Ivan la canna! E Lui : Cosa? Ma va, non prendermi in giro! E continuava a scattare. - Controllati la canna, la seconda canna, ho visto volare lo starlight,…….. andiamo a vedere!. Lasciamo pesce e fotocamera percorrendo di corsa i circa 50 metri che ci separano dalla canna interessata. La Olympus si flette in avanti e contrasta con decisione le sfuriate del pesce. Dai movimenti ci rendiamo conto che è ferrato. Ivan sfila la canna e comincia a recuperare con calma serafica, mi stupisco di come riesca a stare calmo, poco prima saltava e dava ordini come un sergente istruttore ed ora, placido e tranquillo recupera come se nulla fosse, un serra ( lo intravedo tra gli schizzi) indemoniato. Si avvicina al gradino, oppone una strenua resistenza, lo vedo saltare due volte, Ivan pare un poco in difficoltà., lo incito – Dai, non lasciargli il tempo di ossigenarsi, trattienilo che è fuori!, e mi avvicino alla battigia per aiutarlo nell’ultimo sforzo. Il serra si arrende, afferro il cavetto e lo trascino fino alla postazione di Ivan. E’ più piccolo dell’altro però mi è sembrato altrettanto combattivo e tenace anzi forse di più! Tra foto e commenti, (ed altri due attacchi andati a vuoto) si è fatta l’alba, la luce fa capolino sulle grandi dune alle nostra spalle, siamo stanchi ma contenti alla fine abbiamo avuto ragione, bastava crederci! Solo una punta di rammarico perché l’alone di mistero si è dissolto, l’arcano è risolto, ora sappiamo come catturare i serra, abbiamo affinato la tecnica in fondo era bello credere all’esistenza di un pesce furbo ed invincibile che si faceva beffe degli ignari pescatori divorando i pascetti attaccati ai loro ami……………….
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