Questa è la triste cronaca di come in un pomeriggio imparai, a mie spese, che la presunzione e la totale mancanza d’umiltà possono minare seriamente l’integrità di un pescatore.
Soprattutto quando, convinto di essere il depositario della saggezza piscatoria, ci si sbatte violentemente il muso (come capitò al sottoscritto) vedendo ridimensionarsi le granitiche certezze, che fino ad allora avevano fatto da fondamenta ad una enorme convinzione di saper pescare, al rango di minuscole informazioni, necessarie ma non indispensabili al raggiungimento dell’obbiettivo – pesce.
Se poi aggiungiamo che la Lezione (notare la L) mi venne impartita da una persona che con la Pesca ( anche la P) ha gli stessi rapporti che noi, maghi della pesca, possiamo avere con il cucito (nel mio caso limitati a tamponare emergenze estreme come riattaccare un bottone all’uniforme) capite bene l’entità della batosta………
Comunque, al di là del fattore emotivo, l’esperienza si rivelò edificante perché proprio in quella occasione cominciai a realizzare che un vero Surfcaster (surfcastman se vi piace di più) deve, necessariamente, avere la capacità di interpretare il mare, non deve mai ragionare per schemi preconcetti, deve “leggere” la spiaggia ed il moto ondoso e soprattutto deve evolversi con l’evolversi della mareggiata, adattarsi al mutare delle condizioni e fondamentalmente, avere quella elasticità mentale che gli consenta di capire quando è il caso di riporre orgoglio ed attrezzi nella sacca e fermarsi a meditare.

Nel mio caso gli eventi si svolsero grossomodo così:


Erano le approssimativamente le 15:00 di un mercoledì pomeriggio di inizio Novembre (di circa 8 anni fa).
Mia madre come al solito brontolava a causa della presenza di esca nel frigo (non ha mai amato che coreani, americani, bibi e quant’altro pascolassero indisturbati per giorni nel cassetto della verdura) avanzata dall’uscita infruttuosa del sabato notte.
Mentre mi accingevo a riordinare, con la solita cura, tutte le attrezzature e le minuterie, squilla il telefono; era Simona la mia ragazza, oops mi correggo, fidanzata, sapete com’è…….. ci tengono.
- Ciao Anto, andiamo al mare? Sai ho sentito le previsioni che davano il mare in scaduta di maestrale ed ho pensato che potevamo farci un salto tanto esca te ne sarà avanzata sicuramente…(sarcasmo a buon mercato!)
- Perché no? Ho giusto una seppia e due scatole di coreano. Quanto ci metti a prepararti?
- Lei: - 10 minuti.
- Va bene metto un po’ di attrezzatura in macchina e arrivo.
Un po’ di attrezzatura, il minimo indispensabile: due canne, due picchetti, tre mulinelli (uno di scorta non si sa mai), il sacchetto di tela con i piombi a cono, a piramide e gli spikes delle grammature comprese tra i 100 ed i 300 gr, il “baule” della minuteria, la sacca, la serbidora, il tendi – terminali, due portatori sherpa………
Nonostante tutto riesco ad essere puntuale e poco dopo partiamo, con destinazione Costa Verde che raggiungiamo in una mezz’ora circa. Percorriamo la litoranea fino ad arrivare alla mia spiaggia preferita.
Dall’alto esamino, col piglio dell’esperto, il mare e la linea di battigia.
- Dunque: il vento è calato, la corrente arriva da sinistra, il frangente è raggiungibile, per di più allo sbocco del rio si è formato un bel canale, il mare è ancora un po’ forte ma si può tentare, si! Ecco il punto buono!
Giunti al parcheggio, scarico la macchina e, zaini in spalla dirigiamo a destra, verso il rio che è gonfio d’acqua.
Il punto scelto è distante e Simona protesta : - Siamo venuti a fare più che altro una passeggiata, non il Camel Trophy sulle dune! E poi, proprio li devi andare? Non c’è un punto più vicino? Guarda, secondo me va bene anche qui! dice, indicando un punto in cui la corrente ha riportato della sabbia lungo la linea di frangenza fino a formare una sorta di piccola diga in cui la risacca entra schiumando, da destra a sinistra senza essere interessata dalla forza delle onde, formando un piccolo rivolo parallelo alla spiaggia.
Ed io: - Ma quando mai! Ovvio che lì non va bene, è contro tutte le regole del surfcasting! Ma secondo te i pesci, con tutto lo spazio che c’è proprio in quel fosso vanno a mangiare… Fidati, dai retta a me, andiamo avanti!
Il canale che avevo scelto, infatti, si trovava a circa settanta metri dal punto indicato da Simona, oltre la foce del rio. Mi affrettai a raggiungerlo ed a posizionare i due picchetti.
Una volta sistemata la postazione preparai le canne ed avvicinandomi chiesi a Simona, dato che nel rispondere alle sue proteste ero stato un tantino brusco e sgarbato, se volesse usare la canna migliore, una Talisman 3 della Veret, armata con un Mitchell Turbocast 6500.
Lei, leggermente offesa, per tutta risposta estrasse dalla sacca una Daiwa in fenolico (di cui mi ero perfino dimenticato l’esistenza) in otto sezioni, potenza massima 50gr, montata con un Silstar microscopico dotato di filo dello 0,18 vecchio come Matusalemme, e con aria di superiorità: - Io uso questa!




Io, per rabbonirla: - Ma no! Quella canna non serve a niente con queste condizioni, c’è un “mare a montagne”, oggi devi lanciare oltre il frangente, cosa puoi fare con quel reperto archeologico?
Lei: - Ho detto che uso questa, ed uso questa! Lancia tu oltre il frangente……se ci riesci!
Se ci riesci a mmia?! Punto nell’orgoglio mi allontanai per sfoderare l’arma segreta: una Carson in carbonio intrecciato, in tre sezioni, di cui non ricordo il nome ma dotata di una potenza di lancio pari a 300 gr, accoppiata ad un mulinello Browning 725, in bobina 300 metri di Platil Strong dello 0,40; in buona sostanza una gru con tanto di argano e relativo cavo di sollevamento!
Nel frattempo che io facevo i piani di guerra, Simona armeggiava con coreani ed aghi da innesco e, montata una paratura monoamo con piombo scorrevole a goccia da 30 gr, innescata con mezzo coreano, lanciava all’imbocco del “fiumiciattolo” e lasciava scarrocciare l’esca fino alla fine dello stesso. Io la osservavo a distanza, giudicando quella scelta del tutto inconcludente, mah, contenta lei!? Intanto, montati due short rovesciati, innescati con strisce di seppia “a bandiera”, aggancio alla Veret un cono da 175 gr. e, come direbbe un caro amico pescatore, “lancio a catapulta”. L’ardua impresa di scavalcare l’ultimo frangente si rivelò essere un’inutile pretesa; il piombo precipitò proprio nell’area di frangenza e, come se fosse in discesa, cominciò a corrermi incontro fino a che il mare non me lo risputò sulla battigia. Simona, nella sua postazione, recuperava velocemente, la canna si piegava in modo strano, pareva più un elastico che una canna da pesca; mi volto, aggancio alla Carson una piramide da due etti e, con un side quasi perfetto, lancio. Il piombo tiene. Ottimo! Ora occupiamoci della Veret, pensai. Riprovo un lancio con il medesimo risultato del precedente. Purtroppo non posso caricarla di più, sono già al limite del range della canna. Amara fu la decisione di riporla nella sacca. Mentre, deluso, riponevo la canna nella sua custodia, sempre vigile su eventuali movimenti dell’altra, Simona mi viene incontro sorridente e, con aria beffarda mi dice: - Mi sa che ti ho fregato! Vieni a vedere nel cestino……..
Il cestino, una nassa di metallo col coperchio a molla, classica da trota, era “orrore” legato ad un tronco con un pezzo di nylon dello 0,60 (quello che io uso per lo shock leader!!) stimato in circa 20 metri, ed immerso nella stessa pozza dove Simona stava “pescando”. Rimpiangendo la mia preziosissima lenza recupero la nassa stranamente pesante e che ti trovo? Una spigola tra gli otto etti ed il chilo! Ma che c….. fortuna!! Però braaaava Simo! Ero intento ad ammirare (invidiare) il “pesciolino” quando Simona gridò: - Anto, mi sa che ne ho preso un altro! La vedo recuperare, la stessa azione scomposta della sua improponibile canna, ed ecco un’altra spigola, gemella della prima. Devo avere avuto un’espressione alquanto buffa perché ha cominciato a ridere ed a prendermi in giro: -Hai visto quanto ci vuole, altro che scadute, maree, luna, lanci tecnici, esche sofisticate……….. Torno mestamente dalla mia canna che intanto si è messa in bando. Ecco che c’è, pensai, speriamo bene…….. Ma l’entusiasmo durò poco, giusto il tempo di capire che il peso era dato da una palla di posidonia e non da una spigola che si faceva trascinare. Dopo l’ennesima delusione della serata comincia il valzer dei dubbi e delle ipotesi: - In cosa sto sbagliando? Devo lanciare più lontano! Si ecco la causa, il lancio troppo corto! E la soluzione? Ovvia; lanciare più lontano!! Lo scoramento lascia il posto ad un timido ottimismo. Mi volgo a sinistra e.… Non ci credo! Ne ha presa un’altra! Non è possibile…… Se lo racconto a qualcuno mi prendono in giro per i prossimi due lustri! Forza, un po’ d’ impegno con quel lancio (training autogeno); provo con un ground ad ore una! Risultato: il piombo torna a riva! Ground ad ore due! Risultato: zero, peggio di prima! Ad ore tre: carico, movimento plastico e…. nulla di fatto! Ground roteato….., ground carpiato con doppio avvitamento e salto mortale in avanti! Lancio tecnico….., lancio pirotecnico…, lancio esplosivo e… snapp!! (le ultime tre tecniche sono state messe a punto da un amico, che ne va tanto fiero) Spaccata la lenza!, Speriamo non se ne sia accorta altrimenti chi la sente……. Mi avvicino alla cassetta per prendere uno shock leader ma la bobina dello 0,60 ce l’ha Simona….. Va beh, andiamo a prenderla. Mi avvicino con fare indifferente: - Simo, come và? E Lei raggiante: - Ne ho presi cinque!! - Come cinque??!!! - Si cinque, sono nel cestino, guarda…..
- Pazzesco!!!! Avrà cinque chili di pesce in quel cestino! Incredibile!
Torno alla mia canna, con lo stato d’animo di chi si sta ponendo seri dubbi esistenziali, meccanicamente preparo un’altra volta, tutto come prima, vorrei riprovarci ma ormai il sole sta tramontando e non abbiamo portato lampade. - Però un ultimo lancio lo faccio! Nella foga dimentico di aprire l’archetto… Le conseguenze potete immaginarle! Con disinvoltura, per mascherare il tremendo mal di schiena conseguente agli inutili sforzi fatti, faccio cenno a Simona che è tempo di smontare. La vedo avvicinarsi raggiante, con il cestino colmo di pesci che ancora si dibattono (nel frattempo ne ha presi altre due, per un totale di ben sette pezzi) e, porgendomi la sua canna, col suo sorrisino ironico mi dice: - La smonteresti tu per favore, sai non voglio sporcare i pesci di sabbia! L’avrei strangolata!!!




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