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PARLIAMO DI FINALI
L’argomento può essere vastissimo ed ogni pescatore lo
gestisce con la propria fantasia, spesso attribuendo una importanza esagerata a
certe soluzioni “segrete” ed “infallibili”.
In realta’ la coppia terminale – finale deve soddisfare solo
pochi fondamentali criteri.
Prima di tutto il complesso pescante deve “pescare”, cioè
deve poter essere lanciato e recuperato mantenendo la forma originale: non
aggrovigliarsi, non traumatizzare il filo con cui è costruito con avvitamenti
anomali, presentare l’esca come è stata innescata senza danneggiarla nel
lancio, lasciare all’esca stessa la massima mobilità possibile.
Non deve poi essere percepito dal complesso degli organi di
senso dei pesci (vista, sensazione di peso anomalo dell’esca nella bocca del
pesce, sensazione di componenti estranee all’esca date dalla presenza del filo
e dell’amo, vibrazioni trasmesse alla linea laterale ecc.)
Tutto questo ci dice che il complesso pescante migliore è
formato solo da un’esca, magari viva e vitale, che si muove nell’acqua e
niente altro. Ovviamente questo non è possibile.
Il tempo e l’esperienza hanno perciò consolidato tutta una
serie di compromessi che variano a seconda delle località, dei tipi di spiaggia
su cui ci troviamo a operare, delle prede cercate e delle condizioni
meteo-marine.
Risulta fondamentale dimensionare amo, sezione del filo e
tipo di finale alla dimensione dell’esca. Non si innesca mai una sarda intera
con un Aberdeen numero 8 con filo del 18, né una arenicola con un beack del 2/0
e filo del 40.
Sembra banale ma qualcuno lo fa.
Esaminiamo ora in dettaglio un certo numero di regole e
soluzioni possibili.
TERMINALI DI TIPO SCORREVOLE CON PIOMBO PASSANTE
Il finale più adatto a questa soluzione ha una lunghezza che
oscilla tra i 90 e i 200 cm.
La costruzione sarà quella a “coda di topo”, cioè collegando
3 o 4 spezzoni di monofilo di diametro decrescente (es. 30 cm. del 20 + 40 cm.
del 25 + 50 cm del 30) mediante nodo di sangue.
Questo sistema, che funziona bene anche a mare calmo,
impedirà i grovigli anche con mare abbastanza mosso o in presenza di corrente.
Si ricorda che i finali a nodi hanno il difetto di essere
vere “trappole per alghe”, quindi vanno usati con mare pulito.
Inoltre se i baffi residui della legatura con nodo di sangue
vengono lasciati lunghi (1-2 cm) si aumenta la portanza del finale e di
conseguenza se ne favorisce la mobilità.

TERMINALI DI TIPO SCORREVOLE CON PIOMBO FISSO
Il finale più adatto a questa soluzione ha una lunghezza che
oscilla tra i 90 e i 200 cm.
La costruzione sarà quella a “treccia”, cioè utilizzando uno
spezzone di monofilo che viene
intrecciato per 1/3 o più della sua
lunghezza dalla parte opposta alla legatura dell’amo. Volendo, potremo
utilizzare anche i finali a nodi.
Questo sistema, che funziona bene anche a mare calmo,
impedirà i grovigli anche con mare abbastanza mosso o in presenza di corrente.

Un altro tipo di treccia è quella che, in passato, si
trovava già in commercializzata da un noto pescatore.
L’esecuzione è relativamente semplice ma laboriosa. Prima di
tutto si esegue una normale treccia a due fili della lunghezza di circa 90 cm
(quindi lo spezzone di monofilo di partenza deve essere lungo circa 180 cm). Un
altro spezzone di 90 cm. viene poi annodato con nodo piano a metà della prima
treccia ed i due baffi di 45 cm circa vengono a loro volta avvolti intorno alla
prima treccia.
Un altro spezzone di 45 cm. subisce la stessa sorte del
secondo. Alla fine avremo un capo della treccia composto da 6 fili che
annoderemo a una girella e che farà di collegamento al trave, mentre l’altro
capo della treccia si presenterà con un’asola alla quale collegheremo il finale
vero e proprio (quello che porta l’amo) tramite un microgancio rivestito di un
piccolissimo pezzetto di tubo di silicone.
Per i terminali con piombo fisso montato scorrevole questa è
probabilmente la soluzione antigroviglio migliore che possiate adottare.

TERMINALI DI TIPO FISSO
(paternoster,
short, short rovesciato)
Il finale più adatto a questa soluzione ha una lunghezza che
oscilla tra i 30 e i 120 cm.
La costruzione sarà, come il precedente, quella a “treccia”, cioè utilizzando uno
spezzone di monofilo che viene intrecciato
per 1/3 o più della sua lunghezza dalla
parte opposta alla legatura dell’amo.
Con diametri di finale superiori al 25 potremo anche fare a
meno della trecciatura, o magari limitarla ai due – tre centimetri necessari a
formare l’asola di collegamento alla girella portante il finale.
Per i corretti rapporti tra lunghezze/diametro
filo/dimensioni amo/tipo di esca/condizioni di mare vi rimando alla sezione
Terminali&Finali e, per il riepilogo di cosa portare sulla spiaggia per
risolvere tutte le situazioni possibili vi rimando alla sezione
FinaliProntiInCassetta.
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